4 marzo 2007

DALLA STORIA AL MITO: LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME IN ALCUNE APOCALISSI DEGLI ANNI 70-135

L' Arco di Tito fu eretto dal senato in onore dell'imperatore Tito per commemorare il trionfo di questi sulla Giudea. Il trionfo sugli ebrei è raffigurato dalla processione con con gli oggetti simbolo, le trombe d'argento ed il candelabro a sette bracci, come parte del bottino dal tempio di Gerusalemme.




Da: "II giudaismo palestinese: dal I secolo a.C. al primo secolo d.C. Atti dell’VIII Congresso internazionale dell’AISG (S. Miniato 5-6-7 novembre 1990), (AISG Testi e studi, 8) Fattoadarte, Bologna 1993".


Nella sua esposizione, Edmondo Lupieri prende le mosse da un articolo di J.Neusner, pubblicato per la prima volta nel 1972 intitolato "Judaism in a Time of Crisis: Four Responses to the Destruction of the Second Temple". In esso l' Autore ha modo di ribadire l' idea a lui cara - per altro condivisa da Lupieri - secondo cui esisteva una pluralità di giudaismi non solo prima del 70, ma anche ma anche a cavallo fra il sec. I e il II, in quel periodo, cioè, di profonde trasformazioni a cui fu costretto il mondo giudaico fra la guerra del 70 e l' ultima sconfitta del 135. Egli ha deciso, per la sua relazione, di non considerare come oggetto d'indagine le tradizioni rabbiniche e di affrontare gli altri testi sulla base di due presupposti metodologici: a) ancora fra il 70 e il 135 esisteva una molteplicità di giudaismi e b) i vari cristianesimi dell' epoca sono ancora lecitamente considerabili essere "sette giudaiche". In tal senso anche l'Apocalisse di Giovanni deve essere considerato il prodotto di un ambiente giudaico settario, di una setta di seguaci di Gesù, ove il termine "setta" non ha alcun significato denigratorio, ma indica semplicemente un gruppo connotato religiosamente e sulla base di tali connotazione distinto da altri gruppi simili.

La sua ricerca ha limiti ben precisi. Intende analizzare quali diversità e quali analogie vi possono essere fra alcune risposte apocalittiche ai problemi generati dalla tragedia del 70; per fare questo, studia il diverso significato che la caduta di Gerusalemme assume in alcuni testi prodotti fra il 70 e il 135, così da raccogliere voci vive e testimonianze dirette sulle discussioni di quegli anni. Per ragioni di semplicità e di tempo Lupieri ha deciso di tralasciare quanto in proposito si potrebbe trarre dall'opera di Flavio Giuseppe o da testi non apocalittici, come anche apocalissi poco esplicite in proposito oppure con tali difficoltà redazionali da renderle poco efficaci come strumenti d' indagine. Egli ha dunque concentrato la sua attenzione su tre testi ben noti, i più espliciti e chiari ai fini della ricerca: 4 Esd, Apc e 2 Bar.

In 4 Esd, l' Autore nota che è stato fatto uso di una speculazione cronografica basata su giubilei di 49 anni, ed è possibile dare un senso preciso alla maggior parte delle varie datazioni contenute nel testo e individuare un unico sistema di calcolo. All'interno di questo schema, le due distruzioni di Gerusalemme hanno luogo entrambe nel sesto millenio; separate da 480 anni. Il regno di Dio eterno arriva in settima posizione. Tutto ciò è in armonia con l' esaltazione giudaica del settimo giorno. Se davvero 4 Esd attende l' irruzione di un regno messianico 30 anni dopo il 70, deve essere stato scritto fra il 70 e il 100 e rappresenta una testimonianza di attesa ravvicinata di un intervento riparatore della provvidenza divina. In 2 Bar, la storia universale è suddivisa in 12 + 2 periodi di tenebra e luce alternati, cioè 6 +1 giornate composte di notte e giorno. Il regno messianico transitorio costituisce la parte luminosa della settimana giornata. Anche in 2 Bar, come nelle tradizioni cristiane, il nuovo eone arriva in ottava posizione, dopo la fine della settimana giornata (il momento più tenebroso della storia umana, la distruzione di Gerusalemme). Questa tenebra, però è provvidenzialmente necessaria affinché, in un futuro sentito come piuttosto lontano, giunga il messia. In Apc, i primi 5 tempi sono in potere di Satana; nel sesto si è manifestato Gesù Cristo; il settimo sarà strappato a Satana da Cristo, che anche sconfiggerà definitivamente l' Avversario all'alba dell'ottavo millennio. E' caratteristica cristiana spostare all'ottavo giorno la gloria del settimo ma Giovanni mostra che non vi sarà alcun ottavo millennio, bensì la gloria eterna della nuova creazione. Il nuovo eone non è numerabile; se lo fosse, entrerebbe nel novero dei tempi della storia umana ormai passata, e quindi ricadrebbe sotto il dominio di Satana. Forse vi è una polemica verso circoli cristiani che esaltavano un ottavo tempo. In tale schema, la caduta di Gerusalemme ha luogo nel sesto millennio della storia che è ancora sotto il potere di Satana.

Nell'Apocalittica degli anni 70-135, dunque, assistiamo ad un fenomeno peculiare: la distruzione di Gerusalemme si trasforma e, da avvenimento storico quale fu, diviene un evento cosmico. Le tre apocalissi esaminate nell'esposizione di Lupieri, ci mostrano come, nel giro di pochi decenni, l' attività mitopoietica umana possa aver fatto uscire dalla storia un avvenimento pur in essa verificatosi per proiettarlo nella dimensione astorica ed eterna del mito.