10 marzo 2007

MOSE' MAIMONIDE ( accenni )


Gli studi su Mosè Maimonide, e in particolare sulla Guida dei perplessi, sulle sue fonti e sulla sua fortuna, sono stati negli ultimi anni particolarmente numerosi, soprattutto in occasione delle celebrazioni dell'ottocentesimo anniversario della morte dell'autore (13 Dicembre 1204), che hanno comportato nel 2004 e nel 2005 l' organizzazione di diversi convegni di studi dedicati alla sua figura.
E' appena apparsa una nuova interpretazione di Maimonide, opera dello studioso americano Herbert A. Davidson: Moses Maimonides. The man and His Works, Oxoford - New York 2005. Davidson ha avanzato qui numerose nuove, brillanti e motivate ipotesi, talor in contrastro con quanto generalmente accettato dalla critica: per esempio, oltre ad offrire una interpretazione critica delle notizie sulla giovinezza di Maimonide, egli nega più o meno decisamente la paternità maimonidea di scritti importanti come il Trattato di logica, la Lettera sull'Astrologia e la Lettera sull'apostasia.
Per quanto riguarda le fonti filosofiche, importante il ruolo attribuito da Davidson ad Avicenna: i riferimenti alla metafisica di Aristotele contenuti nella Guida dei Perplessi sarebbero ripresi in realtà dalla metafisica di Avicenna. In realtà si può rivelare che Maimonide avrebbe potuto conoscere ed essere influenzato da Avicenna come filosofo non tanto attraverso la conoscenza degli scritti dell'altro teologo e filosofo del Medioevo mussulmano, al-Ghazali. In generale, le fonti filosofiche ebraiche ed islamiche della Guida dei Perplessi sono state recentemente oggetto di interventi tenuti al trentaseiesimo congresso annuale dell' Association of Jewish Studies (Chicago, 19-21 Dicembre 2004) .
Altro tema che ha suscitato interesse negli ultimi anni è stata la fortuna di Maimonide in Europa tra il 1200 e il 1500, sia nel mondo ebraico che in quello latino. Nel mondo ebraico, le prime consistenti tracce della conoscenza e della lettura della Guida dei Perplessi come testo di esegesi "filosofica" della Bibbia appaiono in una raccolta di prediche sul Pentateuco, scritta forse tra il 1236 e il 1250 da Ya'aqov Anatoli, un filosofo e scienziato ebreo di origine provenzale attivo a Napaoli alla corte di Federico II.
Gorge K. Hasselhoff, ridisegna i termini della lettura dell'opera fatta dal mondo latino: secondo la sua intepretazione, le tre versioni latine medioevali della Guida dei Perplessi sarebbero state realizzate rispettivamente a Roma nel 1224, in Francia intorno al 1242 e a Parigi nel 1242-1244 ad opera forse del convertito Nicolas Donin. Hasselhoff analizza anche la fortuna (sinora trascurata) della Guida dei Perplessi nella Scolastica latina dopo il 1300, soprattutto in Meister Eckhart.

Prefazione alla Nuova Edizione "La Guida dei Perplessi" di Mosè Maimonide, a cura di Mauro Zonta; UTET.





Moshe ben Maimon, Maimonide detto Rambam è incontestabilmente il più grande pensatore dell' ebraismo razionalista. Fu a tal punto un personaggio chiave dell'evoluzione religiosa del pensiero ebraico che tanto i suoi seguaci quanto i suoi dettratori dovettero ripensare l' ebraismo alla luce della sua riflessione.
Nato a Cordova nel 1135, era figlio di Maimon ben Yosef, un illustre talmudista e astronomo rinomato. Il giovane Moshè fu iniziato sia alle scienze ebraiche che a quelle profane. Dotato di viva intelligenza e di curiosità illimitata, riuscì ad apprendere e padroneggiare tutti i settori scientifici arabi: matematica, astronomia, filosofia, storia naturale, medicina.
Dovendo fuggire dalla Spagna a causa dell'invasione degli Almohadi, mussulmani fanatici venuti dal Marocco, finì per stabilirsi in Egitto, dove il sultano Saladino, venuto a conoscenza della sua perizia, lo nominò medico di corte. Durante questo periodo, pur esercitando con assiduità la sua professione di medico, scrisse numerose opere di grande ricchezza intellettuale, tra cui un commento alla Mishnà in cui sviluppò una introduzione alla psicologia di notevole interesse, un' opera di sintesi legislativa del Talmud, il Mishnè Torah, un trattato di filosofia religiosa, la Guida dei Perplessi.

Con la Guida dei Perplessi egli desiderava illuminare sul vero senso delle Scritture quei credenti che erano turbati dalle antinomie tra Bibbia e ragione e che si sentivano obbligati a sacrificare la prima alla seconda o viceversa, senza riuscire a risolversi a questo sacrificio. Maimonide desiderava rendere serenità alle coscienze indecise, "perplesse", dilaniate dalle tensioni tra religione e filosofia. Per accedere alla verità usò l' esegesi biblica che era per lui "la vera maniera di studiare la Torah".
Maimonide nutriva il più grande rispetto per Aristotele che considerava il più sublime rappresentante del genere umano dopo i profeti. Il postulato di Maimonide era che fede e ragione non possono contraddirsi, o per dirlo con altre parole, che lo scopo della ragione è quello di purificare la fede religiosa da tutte le sue devianze fantasmatiche come la superstizione, la magia, il panteismo o l' antropomorfismo. Egli riteneva che la provvidenza fosse proporzionale all capacità di elevazione dell'uomo. Per poterne beneficiare è necessario accedere alla conoscenza di Dio, che a suo avviso passa attraverso la comprensione delle scienze fisiche e metafisiche e della Torah. Solo queste conoscenze aprono la porta alla vita eterna dell'anima che penetra allora nell'universo della conoscenza permanente. Benché egli si rifaccia a Aristotele, resto comunque fedele alla fede dei suoi padri che avevano sempre messo l' accento sull' azione retta. Per accedere a questa conoscenza che doveva condurre all'imitazione degli attributi divini, Dio aveva dato a Israele i precetti.
Maimonide elaborò tredici punti, i "tredici articoli di fede ebraica" che ancora oggi vengono cantati in sinagoga, e ciò, rappresentava una grande innovazione poichè in campo rabbinico si è sempre rifiutato di cadere nel dogmatismo. Maimonide morì nel 1204, lasciando come eredità un'abbondante letteratura; sul piano delle sue idee, la sua opera generò tre correnti esegetiche: la tendenza filosofica (speculazione pura), la tendenza mistica (Cabbalà), la tendenza razionalista (filosofia religiosa).

"L' ebraismo spiegato ai miei amici" Philippe Haddad. Editore:, Editrice La Giuntina




LETTORI E LETTURE DI MAIMONIDE NELL’ITALIA MERIDIONALE

La diffusione del pensiero di Maimonide nell’ Italia meridionale e` legata in larga misura alla figura e al progetto culturale dell’imperatore Federico II di Svevia. Prima dell’intervento di Federico II, infatti, in Italia il pensiero maimonideo e` poco studiato. La cultura ebraica italiana del tempo si esprime essenzialmente nell’esegesi talmudica e nella letteratura midrashica. Filosofi, personaggi di spicco, seguaci di Maimonide ruotano attorno alla figura di Federico. La diffusione della conoscenza di Maimonide e`, a sua volta, legata indissolubilmente ad un fenomeno culturale piu` ampio: l’interesse per l’ aristotelismo, di cui il maestro di Cordova e` il maggior rappresentante.
Le opere maimonidee piu` studiate, nell’ Italia meridionale durante il medioevo, erano il Mishneh Torah e la Guida dei perplessi. E` notoriamente riconosciuto da tutti i piu` illustri studiosi di storia della filosofia medievale che la Guida dei perplessi (in ebraico Moreh nevukim) e` un testo che ebbe enorme successo ed influenza non solo in ambito ebraico, ma anche islamico e cristiano. Del trattato maimonideo, inoltre, sono state date varie e diverse interpretazioni. Zonta, puntualmente, osserva che mentre in Europa si interpretava l’opera alla luce di Aristotele e di Averroe`, nei paesi islamici essa veniva interpretata in chiave neoplatonica, sulla scorta di Avicenna e di al-Ghazali, leggendola soprattutto come riuscito tentativo di mediazione tra la filosofia e la tradizione religiosa ebraica.
E` utile ricordare che il trattato maimonideo divenne il principale punto di riferimento dell’ aristotelismo ebraico medievale, non solo in Italia ma anche in Provenza e in Spagna, e come tale fu fatto oggetto di parecchi commenti; un dato di fondamentale importanza e` che probabilmente proprio nell’Italia meridionale la Guida dei perplessi viene tradotta in latino con il titolo di Dux neutrorum (forse presso la corte di Federico) a riprova del grande interesse che essa destava.
Maimonide, leggendo il testo biblico con l’ausilio della filosofia aristotelica, fonda un metodo esegetico che imprime una svolta decisiva nello sviluppo del pensiero. L’ esegesi filosofica del testo biblico da lui delineata integrando temi concettuali propri del pensiero aristotelico con il testo rivelato permetteva, infatti, una lettura razionale, assolutamente innovativa.
Nel tredicesimo secolo nasce in Italia una vera e propria scuola di esegesi maimonidea - di cui gli esponenti principali sono Ya‘aqov Anatoli, il figlio Anatolio e Mose` da Salerno - che ritiene compito sacro trasmettere le “verita` filosofiche” contenute nella Guida dei perplessi. Il trattato maimonideo appare come il vero commento alla Scrittura; interpretando filosoficamente la Scrittura, seguendo i metodi esegetici usati da Maimonide, i discepoli italiani tentano di giustificare razionalmente le verita` di fede.
I grandi temi della Guida dei perplessi che piu` destano interesse, in quanto legati alle problematiche piu` sentite e discusse dai filosofi medievali, sono l’incorporeita` di Dio, l’Unita` di Dio, gli attributi divini, la profezia e la provvidenza, l’origine del mondo, il rapporto uomo Dio, la possibile conoscenza di Dio da parte dell’intelletto umano. Federico II, interessato alla conoscenza del pensiero aristotelico, oltre a sostenere la diffusione delle traduzioni dall’ arabo in latino e in ebraico dei testi aristotelici, promuove anche lo studio del pensiero di Mose` Maimonide, in quanto maggior rappresentante della corrente aristotelica della filosofia ebraica medievale. Poiche´ in Italia prima del tredicesimo secolo, non vi e` una vera e propria tradizione filosofica giudaico-italiana, ne´ una diffusione del pensiero di Maimonide, Federico II invita presso la sua corte filosofi e traduttori di origine spagnola o provenzale per far conoscere il pensiero di Maimonide e la sua interpretazione dell’aristotelismo.


Luciana Pepi; LETTORI E LETTURE DI MAIMONIDE NELL’ITALIA MERIDIONALE; Materia Giudaica
XI; La Giuntina

4 marzo 2007

DALLA STORIA AL MITO: LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME IN ALCUNE APOCALISSI DEGLI ANNI 70-135

L' Arco di Tito fu eretto dal senato in onore dell'imperatore Tito per commemorare il trionfo di questi sulla Giudea. Il trionfo sugli ebrei è raffigurato dalla processione con con gli oggetti simbolo, le trombe d'argento ed il candelabro a sette bracci, come parte del bottino dal tempio di Gerusalemme.




Da: "II giudaismo palestinese: dal I secolo a.C. al primo secolo d.C. Atti dell’VIII Congresso internazionale dell’AISG (S. Miniato 5-6-7 novembre 1990), (AISG Testi e studi, 8) Fattoadarte, Bologna 1993".


Nella sua esposizione, Edmondo Lupieri prende le mosse da un articolo di J.Neusner, pubblicato per la prima volta nel 1972 intitolato "Judaism in a Time of Crisis: Four Responses to the Destruction of the Second Temple". In esso l' Autore ha modo di ribadire l' idea a lui cara - per altro condivisa da Lupieri - secondo cui esisteva una pluralità di giudaismi non solo prima del 70, ma anche ma anche a cavallo fra il sec. I e il II, in quel periodo, cioè, di profonde trasformazioni a cui fu costretto il mondo giudaico fra la guerra del 70 e l' ultima sconfitta del 135. Egli ha deciso, per la sua relazione, di non considerare come oggetto d'indagine le tradizioni rabbiniche e di affrontare gli altri testi sulla base di due presupposti metodologici: a) ancora fra il 70 e il 135 esisteva una molteplicità di giudaismi e b) i vari cristianesimi dell' epoca sono ancora lecitamente considerabili essere "sette giudaiche". In tal senso anche l'Apocalisse di Giovanni deve essere considerato il prodotto di un ambiente giudaico settario, di una setta di seguaci di Gesù, ove il termine "setta" non ha alcun significato denigratorio, ma indica semplicemente un gruppo connotato religiosamente e sulla base di tali connotazione distinto da altri gruppi simili.

La sua ricerca ha limiti ben precisi. Intende analizzare quali diversità e quali analogie vi possono essere fra alcune risposte apocalittiche ai problemi generati dalla tragedia del 70; per fare questo, studia il diverso significato che la caduta di Gerusalemme assume in alcuni testi prodotti fra il 70 e il 135, così da raccogliere voci vive e testimonianze dirette sulle discussioni di quegli anni. Per ragioni di semplicità e di tempo Lupieri ha deciso di tralasciare quanto in proposito si potrebbe trarre dall'opera di Flavio Giuseppe o da testi non apocalittici, come anche apocalissi poco esplicite in proposito oppure con tali difficoltà redazionali da renderle poco efficaci come strumenti d' indagine. Egli ha dunque concentrato la sua attenzione su tre testi ben noti, i più espliciti e chiari ai fini della ricerca: 4 Esd, Apc e 2 Bar.

In 4 Esd, l' Autore nota che è stato fatto uso di una speculazione cronografica basata su giubilei di 49 anni, ed è possibile dare un senso preciso alla maggior parte delle varie datazioni contenute nel testo e individuare un unico sistema di calcolo. All'interno di questo schema, le due distruzioni di Gerusalemme hanno luogo entrambe nel sesto millenio; separate da 480 anni. Il regno di Dio eterno arriva in settima posizione. Tutto ciò è in armonia con l' esaltazione giudaica del settimo giorno. Se davvero 4 Esd attende l' irruzione di un regno messianico 30 anni dopo il 70, deve essere stato scritto fra il 70 e il 100 e rappresenta una testimonianza di attesa ravvicinata di un intervento riparatore della provvidenza divina. In 2 Bar, la storia universale è suddivisa in 12 + 2 periodi di tenebra e luce alternati, cioè 6 +1 giornate composte di notte e giorno. Il regno messianico transitorio costituisce la parte luminosa della settimana giornata. Anche in 2 Bar, come nelle tradizioni cristiane, il nuovo eone arriva in ottava posizione, dopo la fine della settimana giornata (il momento più tenebroso della storia umana, la distruzione di Gerusalemme). Questa tenebra, però è provvidenzialmente necessaria affinché, in un futuro sentito come piuttosto lontano, giunga il messia. In Apc, i primi 5 tempi sono in potere di Satana; nel sesto si è manifestato Gesù Cristo; il settimo sarà strappato a Satana da Cristo, che anche sconfiggerà definitivamente l' Avversario all'alba dell'ottavo millennio. E' caratteristica cristiana spostare all'ottavo giorno la gloria del settimo ma Giovanni mostra che non vi sarà alcun ottavo millennio, bensì la gloria eterna della nuova creazione. Il nuovo eone non è numerabile; se lo fosse, entrerebbe nel novero dei tempi della storia umana ormai passata, e quindi ricadrebbe sotto il dominio di Satana. Forse vi è una polemica verso circoli cristiani che esaltavano un ottavo tempo. In tale schema, la caduta di Gerusalemme ha luogo nel sesto millennio della storia che è ancora sotto il potere di Satana.

Nell'Apocalittica degli anni 70-135, dunque, assistiamo ad un fenomeno peculiare: la distruzione di Gerusalemme si trasforma e, da avvenimento storico quale fu, diviene un evento cosmico. Le tre apocalissi esaminate nell'esposizione di Lupieri, ci mostrano come, nel giro di pochi decenni, l' attività mitopoietica umana possa aver fatto uscire dalla storia un avvenimento pur in essa verificatosi per proiettarlo nella dimensione astorica ed eterna del mito.