22 febbraio 2007

FRAMMENTI DEI PIU' ANTICHI MANOSCRITTI BIBLICI ITALIANI (XI-XII)



Frutto di una rielaborazione e di un ampliamento della tesi di laurea dell'autrice, la monografia ha come oggetto i frammenti pergamenacei dei quattro manoscritti biblici italiani più antichi fino ad oggi rinvenuti (secc. XI-XII): i frammenti sono stati ritrovati, nell'ambito del "Progetto Ghenizà italiana", dispersi fra Emilia Romagna e Umbria, dove furono riutilizzati negli archivi come copertine e rilegature di registri notarili.

I frammenti rinvenuti ci restituiscono una sessantina di pagine, la maggior parte delle quali appartenenti ad un solo codice che, proprio in virtù del fatto di essere il più ampiamente documentato dai fogli recuperati, costituisce il manoscritto guida per l'analisi filologica e linguistica. Il lavoro consiste in uno studio filologico dettagliato del piccolo gruppo di codici documentati dai frammenti: il punto di maggior interesse dei manoscritti è rappresentato proprio dalle peculiarità filologiche e grammaticali che presentano; essi non condividono soltanto l'antichità, ma anche una serie di caratteristiche insolite e significative, relative alla vocalizzazione e alla puntazione del testo ebraico consonantico. Grazie ad un approfondito lavoro di collazione dei manoscritti con il Textus receptus, ad un confronto con un codice conservato a Karlsruhe che presenta tratti analoghi, nonché allo studio del contesto storico-culturale in cui il codice-guida dovrebbe esser stato prodotto, il libro giunge a formulare un'ipotesi sull'origine e sulla storia dell'insolita tradizione di vocalizzazione e accentazione riscontrata nei codici italiani. Si apre così uno spiraglio su un periodo ancora oscuro della storia del testo dell'Antico Testamento ebraico in Italia, si aggiunge un tassello al mosaico dei rapporti che all'epoca il Sud Italia intratteneva con la Palestina, e si sottolinea come nel XII secolo la tradizione tiberiense di vocalizzazione della Bibbia fosse ben lungi dall'aver soppiantato definitivamente in Italia le altre letture.


A pag. 9 di questo studio :

Il Grande dizionario Garzanti della lingua italiana alla voce "archivio" recita: raccolta di documenti pubblici o privati; il luogo in cui si conserva tale raccolta, e i relativi uffici. Per alcuni archivi italiani, in special modo dell' Emilia Romagna, la definizione è a dir poco, incompleta. Negli archivi di Modena, di Bologna, o di Perugia, per far solo qualche esempio, ci si può imbattere anche nella Bibbia ebraica. E ci si può andare per consultare non soltanto atti notarili e documenti affini, ma anche antichi commentari al Pentateuco, composizioni liturgiche, filosofiche, matematiche, e molte altre opere della letteratura ebraica. Di più: chi volesse leggere brani della Bibbia sulle copie più antiche fino ad oggi trovate in Italia, dovrebbe cercare non in una sinagoga o in una biblioteca, ma negli archivi di Modena, di Nonantola, o di Perugia. Risulta tuttavia negare che gli archivi siano nati proprio come luoghi in cui si conserva una "raccolta di documenti pubblici o privati" e non come depositi di pergamene ebraiche. Com'è accaduto, allora, che migliaia di pagine di scritti ebraici siano confluite negli archivi italiani?

A interessare gli archivisti vissuti fra il XVI e il XVII secolo - periodo nel quale affluirono negli archivi quasi tutte le pergamene che vi sono conservate - non era affatto il valore letterario e storico delle opere vergate su tali pergamene, quanto il materiale stesso dei codici. La pergamena era materiale tanto costoso quanto utile per rilegare registri e vacchette e per ottenere cartelline: per un insieme di vicende di cui si parlerà diffusamente più avanti (capitolo I), numerosissimi manoscritti ebraici finirono nelle botteghe dei cartularii - legatori - grosso modo fra il XVI e il XVII secolo, per essere smembrati e riclicati come legature, copertine e guardie negli archivi italiani.


Un testo (anche illustrato), di cui consiglio assolutamente la lettura.


Frammenti dei più antichi manoscritti biblici italiani (secc. XI-XII)
Le collane > A.I.S.G.
Giuntina
Autore: Chiara Pilocane
Anno di edizione: 2005





Forlì, Archivio di Stato, registri cinquecenteschi e seicenteschi del fondo «Comune di Forlì` Antico» avvolti con manoscritti ebraici medievali in pergamena (Chiara Pilocane; FRAMMENTI DI MANOSCRITTI EBRAICI MEDIEVALI RIUSATI IN LEGATURE A RIMINI E FORLI`; Materia giudaica; IX/1-2 (2004))